UN BEL RAPPORTO 3

Siccome:
– pensavo di essere molto brava perché leggevo libri e “capivo tutto”,
– ero così fiera quando guardavo i film e “capivo tutto”,
– credevo di avere il dono della lingua italiana perché improvvisavo e la gente mi capiva,
mi sono lasciata prendere dall’entusiamo e sono andata a lezione all’istituto italiano.
BEATA, SANTA IGNORANZA!
Alla prima lezione (di fatto nel primo quarto d’ora) ho già scoperto che non sapevo mica il nome delle lettere dell’alfabeto, alla prima domanda che non sapevo parlare in modo spontaneo, alla prima redazione che non sapevo scrivere… Per fortuna le altre allieve sembravano simpatiche e avevo trovato un bar molto carino nei dintorni.
Dopo sono arrivati i pronomi, le preposizione, gli aggettivi, i verbi (perché le lingue romanze hanno tanti verbi irregolari?!), la consapevolezza degli sbagli e l’insicurezza. Ma la prof. è sempre incoraggiante, le allieve simpatiche sono diventate amiche, e speriamo alla fine di facerla, malgrado la consapevolezza che questa sia una strada senza fine.
Imparare una lingua è come cercare la luna nel pozzo, un pozzo incommensurabile e illimitato, pieni di lavoro e di sbagli, ma anche d’avventure e di piacere.

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